Quello che non ho – Atto III “Alla fine muoiono tutti.”

di greybastard

<<Allora: Io esco con le mie amiche, torno tra un paio d’ore, Agelica si è di nuovo lasciata con Marco, quindi, è possibile che si beva l’anima e saremo costrette a riportarla a casa moooolto velocemente. Tu fai il bravo, scrivi, non ti distrarre che poi leggo tutto.>>

La sua voce attutita arriva dall’altra stanza, passando attraverso il rettangolo luminoso dell’uscio, che rompe l’oscurità nel mio studio. Poi lo attraversa, viene verso di me, mi bacia, mi sorride.

<<A più tardi.>> Le dico e la bacio di nuovo, come se fosse l’ultima volta. Lei lo nota, un sorriso velato da un lampo ombroso le si disegna sul volto, mi osserva più a lungo di come si farebbe in un normale congedo, si gira. L’ultimo rumore che sento è quello della porta che si chiude.

Mi ritrovo solo, davanti al computer. Il finale del mio libro è ben scolpito nella mia testa, devo solo modellarlo. Alla fine l’eroe muore… Alla fine muoiono tutti.

<<Roll credits.>> Dico a mezza voce, per incoraggiarmi.

Vicino allo schermo c’è una bottiglia di vino, lo stesso vino che settimane fa versai a terra e nella mia gola, in un vecchio teatro. Il mio “sangue”… Divertente.

Un bicchiere dopo l’altro affogo i ricordi, un bicchiere dopo l’altro zittisco la mente, un bicchiere dopo l’altro riempio il mio corpo di coraggio, sento l’approssimarsi della fine, sento il freddo della Dama d’Inchiostro lambirmi dolcemente come le onde con la spiaggia. E’ tempo.

Quando Laura torna casa io sono ancora seduto davanti al computer, pallido e ubriaco. Lei lo nota, mi guarda con biasimo, alle mie spalle Lei, la mia Dama, l’incubo in carne. Ossuta, sinuosa, macchiata da scritte fluide che danzano sul suo corpo come streghe intorno ad un falò, mi cinge il petto, avvicina le sue labbra al mio orecchio. La sua voce e la mia suonano all’unisono.

<<E’ tempo di rivelazioni, è tempo di sapere.>>

Laura mi guarda confusa, il suo solito sorriso si spegne in un’espressione che conosco molto bene, il suo stesso volto dice “Ancora?” senza il bisogno di parlare..

Sbuffa, si avvicina quietamente <<Vino? Vodka? Cosa sta volta?>>

<<C’è di più.>> Dico, in contemporanea al Demone pallido avvinghiato a me, ma un guizzo di forza si fa strada <<La mia anima sta affogando, Laura.>> La colpevolezza si scolpisce su di me con la violenza del colpo di uno scalpello. Il Demone pallido mi guarda per la prima volta stupito, le sue parole all’orecchio erano ben altre.

<<Quello che ho scritto non è opera mia>> Laura tenta di interrompermi, ma la fermo <<Ho sempre dovuto bere per poter scrivere qualcosa di decente! Pomeriggi passati davanti al computer, ad un foglio bianco! Caffè, musica, qualche stupido mantra.>> rido, rido di me <<Da ubriaco scrivo… Da ubriaco scrivo!>>

Poi di nuovo, parole che mi si conficcano nel cervello, sputate attraverso l’orecchio dal Demone pallido <<Lui è mio ora, la sua bellezza è la mia, il suo dolore è il mio.>>

Senza poter far nulla vedo Laura fare un passo indietro, ha paura, glielo leggo in faccia, e la sua paura è un coltello che mi attraversa il cuore lasciandomi in vita.

<<Ascolta…>> si costringe a calmarsi <<Adesso ti faccio un caffè bello forte, tu ti metti sotto la doccia…>>

<<No Laura.>> Piango <<Lei non me lo permetterà>>

<<LEI CHI?>> Urla <<DI COSA STAI PARLANDO?!>> La sua paura si tramuta in rabbia, agita le mani mentre strilla, suda, è sempre stupenda.

<<La sua ispirazione!>> Questa volta a parlare è direttamete il Demone pallido, e sono sicuro che la sua voce arrivi anche a Laura, perchè fa un altro passo per allontanarsi, vede quella Dama cingermi da dietro la sedia, la vede alzarsi, lasciarmi e camminare verso di lei.

Ora è il volto stesso della paura la maschera che cinge quello della donna che amo, mentre la raccapricciante rivelazione fatta carne cammina sinuosa verso di lei.

<<T-tu… Chi.>>

<<Io sono l’ispirazione che Lui ha deciso di seguire, l’ispirazione a cui ha deciso di conferire il suo potere.>> La mano del demone fa uno svolazzo, le dita si distendono una dopo l’altra, sinuosamente quanto velocemente e Laura viene presa da una forza oscura che la sbatte verso la parete alla mia destra, una mensola si spezza. La statuetta di vetro di un cavallo cade a terra infrangendosi in mille pezzi.

Il mio naufragio è il suo naufragio, in un mare di stelle di vetro.

La Dama, il Demone, l’Incubo, si gira verso di me, mi guarda soddisfatta, si avvicina e mi bacia violentemente, io rimango seduto, come se fossi incatenato.

<<Scrivimi!>> Mi dice, spostandosi dalle mie labbra al collo, e io scrivo.

Ci sono eroi e mostri, gli eroi ci cibano, i mostri ci divorano.
Io sono un mostro, quel raro tipo di mostro che divora sè stesso.

Annunci