Metaletteratura del grasso che cola

di greybastard

Dedicato alla sperimentazione, al conflitto, al grasso che cola.

PARTE I “INTRODUZIONE”

Vi siete mai interrogati su quanto sia difficile iniziare un racconto? Insomma: Non è un problema se non l’avete mai fatto, è una cosa da “Addetti ai lavori”. Lasciate che vi dia qualche consiglio.
Potreste iniziare da una larga visione d’insieme: Immaginate una bella città, qua, sotto il vostro sguardo, esposta ad un bellissimo cielo azzurro che si riflette sulle finestre; le infinite finestre dei palazzi. A volte è quasi difficile distinguere il cielo dal suo riflesso.  Poi, molto filmicamente, zoomate, scivolate tra le strade, volateci come un uccello in picchiata.Allora comincerete a vedere le persone, tante persone.

Ora dovete confondere il lettore: Guardate quell’uomo in giacca e cravatta, ha appena perso il suo fazzoletto, lo teneva nella stessa mano con cui reggeva la valigetta. Deve aver incasinato la presa, deve essersi dimenticato quale dito teneva cosa, odio quando succede. Quella donna appariscente invece? Ha appena lanciato uno sguardo interessato al ragazzo delle consegne che è passato con la bici e si è fermato a prendere una bottiglia d’acqua dal venditore ambulante grasso e oleoso. Guardatela come cammina decisa in quel suo talleur grigio topo, a righine bianche, e poi come incespica con lo sguardo, mostrando una sola finestra di desiderio. E quello? Parlo del ragazzotto vestito alla “Bulli e Pupe”: Una giacca di pelle nera, una maglietta bianca, jeans classici, stivaletti da motociclista e quel ciuffo. Lui! Voglio lui! Occhi scuri, tenebrosi, capelli marroni, pelle rovinata ma lineamenti ben bilanciati.
Ha un orologio nero, totalmente; mi chiedo come faccia a leggere l’ora.

Adesso che abbiamo il protagonista dobbiamo entrare un po’ nella sua vita. Sappiamo come è, abbiamo un accenno su chi è, ma dobbiamo fare in modo che il pubblico lo apprezzi, lo “senta”.
E’ un po’ come con gli zombi. Non puoi inziare un film sull’apocalisse senza mostrare cosa c’era prima dell’apocalisse, giusto? Dobbiamo prima vedere un po’ di bambini che giocano in un parco, il protagonista che fa cose di tutti i giorni con la sua famiglia: Prepara una colazione, o rientra dal lavoro e saluta tutti con un abbraccio, dobbiamo vederlo vivere, giusto? E vogliamo che l’orrore entri nella sua vita senza che nemmeno se ne accorga.

Non è godurioso sapere che tutto sta andando lentamente a puttane e solo noi lo notiamo? Ci sentiamo potenti, e protetti.
Siamo i topi che abbandonano un edificio prima del terremoto, e mentre tutto crolla facciamo “ciao ciao” con la zampina.
Felix Norton, ecco chi è il nostro protagonista. Non è un bullo, sta andando a provare per una rappresentazione teatrale, non è una fanatico di quegli anni. E’ un attore -notata l’ironia?- Molto bravo, ve lo assicuro. Eccolo là, sul palcoscenico, controvoglia, non lo si nota perchè è bravo. Lo hanno preso per Grease, il musical. Ha avuto parti migliori: E’ stato un Macbeth e altri tizi importanti, “profondi” come dice lui. Spocchioso da parte sua, ma gli piacciono i classici. E’ caduto in rovina, o così lui pensa, da quando la sua ex è morta… Naaaah! Sto scherzando! Non è morta, lo ha lasciato.
Lui è uno che somatizza. Ma… Shh! Parla il regista:
<<No, Felix! No!>> Che voce, pare arrabbiato <<Mi vai sempre sottotono su questa parte! E’ amore, capisci? Sembra che sia una sciacquetta qualunque dalla faccia che fai.>> Sta indicando la Sandy Olsson della situazione.
Felix non sopporta che un tale pensiero possa sfiorare la mente della sua collega <<Non sei una sciacquetta, è solo che io…>> Guardate come lei gli sorride, illuminata dal sua candore <<Lo so…>> gli risponde a mezza voce, sopprimendo una risatina mentre il regista continua ad urlare, paterno e iracondo.
Un ultimo appunto: Abbie Mable Youth è la coprotagonista del musical, a lei piace quel tipo di lavoro, si diverte. E lei piace a Felix, potrebbe essere uno dei motivi per cui ha accettato questo incarico.
Lei è solare, ama ballare, muoversi, saltellare, cantare. Ha sempre il sorriso stampato in faccia, quella bella faccia. Bionda, leggera ricrescita castana, occhi azzurri, pelle molto chiara. Adora il rossetto rosso fuoco. Lo adora anche Felix.

Abbiamo il quadretto giusto? Il bel tenebroso che fa un lavoro che non gli piace perchè, per qualche strano motivo psicologico, quello che faceva prima continuava a ricordargli la sua ex; poi c’è una bella bionda, solare, sorridente, che pare accogliere di buon grado le candide attenzioni del protagonista.
Ora ci serve la cosa più importante di tutte. Se pensate che questi personaggi siano stereotipati allora vi verrà un crampo al cuore con questo, perchè è ancora più stereotipato, usato e strausato, nessuno scrittore ne fai mai a meno, vi -e mi- presento: Il Conflitto.
Inchino.
Aapplausi.
Sì, sono anche il narratore, non fate i saputelli. Nessuno ha mai raccontato qualcosa dal mio punto di vista, perciò ho deciso di fare da me.
Il conflitto è quell’elemento che mette in moto gli eventi all’interno del racconto. Sono quello che fa sparire la principessa e la mette nella torre più alta del castello, ci mette davanti un bel drago e fa il medio al protagonista mentre si gode lo spettacolo seduto comodo.
Beh, più o meno. Quello lo fa la strega cattiva, io mi limito a imbottirla di invidia e il gioco è fatto, è come se lo facessi io con le mie mani, no?

La sessione di prove per oggi è finita, Felix sta tornando a casa. E’ di cattivo umore: E’ stato sbattuto un po’ troppo dal regista, si sente umiliato, ha deciso così di non farsi vedere in giro dopo le prove. Oh! Lo sguardo che ha lanciato al tizio che lo ha sfiorato lungo la strada per casa, è davvero di cattivo umore! Posso, forse, fare qualcosa.
La pioggia inizia a cadere, inzuppando gli abiti del musical, lui se ne accorge, comincia a correre, casa sua è dietro il prossimo angolo; la pioggia sta aumentando gradualmente, così la sua la velocità. Avrebbe dovuto camminare.
Facendo l’angolo sbatte forte contro un tizio che portava una colonna di vecchi giornali già bagnati, forse dall’edicola poco più in là. Entrambi cadono a terra, impiastricciandosi di acqua sporca e carta attaccaticcia.
<<Che cosa cazzo combini? Ti hanno insegnato a camminare, stronzo!?…>> E altri improperi, molto coloriti e fantasiosi per uno che vende giornali senza averli mai letti.
Felix si scusa, si stacca qualche lembo di carta madida dalla giaccia di pelle, si appoggia la mano destra sulla natica -deve far male! Ora si che è arrabbiato, e con il costume sporco e bagnato qualcuno potrebbe pensare che non gli importa abbastanza di questo lavoro. Qualcuno di molto importante.
La giornata non è per nulla finita, e io sto cominciando a scaldarmi. Il caro Felix non ha un rapporto sessuale da molto tempo, potrei fargli suonare qualche campanello. Per esempio il suo coinquilino potrebbe essersi dimenticato di avvertirlo che è in dolce compagnia. Aprendo la porta Felix vede Michael sul divano, intento in coraggiose effusioni con una mora dal trucco goth. Si copre gli occhi come un bambino che becca i genitori a fare sesso.
<<Scusate! Scusate! Scusate! Scusate!>> Dice, chiudendo la porta a tentoni e, ugualmente, andando verso camera sua.
<<Ciao Felix!>> dice il coinquilino, per nulla turbato <<Ciao Felix!>> gli fa eco la donnina goth, divertita. Che stupido: Entrambi erano pronti per un terzo concorrente, se non fosse stato così imbarazzato. Non siate pudici!

E’ sera, Felix ha passato le ultime ore a ripassare la parte; io l’ho aiutato a concentrarsi facendo godere davvero forte la donnina goth. Si beh, non io, Michael. Era in forma oggi. I gemiti erano così ritmici che non mi stupirei se fossero entrati nella sua memoria anche solo per osmosi sonora, dando tutto un nuovo significato alle canzoni di Grease.

Eccolo lì. Felix ha passato gli ultimi due minuti a pensare perchè sta facendo tutto questo: Perchè sta facendo l’attore, perchè ci sta ancora provando, perchè è solo, bla, bla, bla. Lui sa perchè vuole fare l’attore, è solo che oggi, grazie a me, la tristezza passeggera, portata in volo leggero dalla cicogna del conflitto, ha intaccato ogni aspetto della sua vita, come un virus, un mostro tentacolare che allunga le sue propaggini su ogni pensiero che quel cervelletto sovraccarico partorisce. Ora devo solo fare in modo che la notte non gli faccia dimenticare la pioggia, la giacca rovinata, il sesso e la solitudine. Un bel sogno? E con “Bel sogno” intendo il peggiore degli incubi. Lasciatemi schiarire la voce, questo merita un capitolo a sè.

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